PROGRAMMA DELLE ATTIVITA’ SCIENTIFICO-CULTURALI DELLA
FONDAZIONE REMO ORSERI PER LA COLLABORAZIONE CULTURALE FRA I POPOLI
(2007)




Seguendo le indicazioni statuarie e in diretta continuità con le attività avviate negli anni precedenti, la Fondazione Remo Orseri per la collaborazione culturale fra i popoli ha svolto il seguente programma.

A. Collaborazione interculturale per la pace. In questa prima linea di intervento, denominata “Progetto pace” sin dalla costituzione della fondazione,  il Comitato scientifico comprende le attività promosse per la realizzazione dei Meetings ”Incontri internazionali Uomini e religioni” promossi dalla Associazione incontri internazionali Uomini e religioni - Comunità di Sant'Egidio, statuariamente rappresentata in senso al Consiglio di amministrazione della Fondazione. In relazione all'ormai tradizionale e consueto sostegno scientifico, organizzativo ed economico collegato alla preparazione degli annuali Meetings, la Fondazione ha realizzato la seguente tavola rotonda:

Nell’ambito del Meeting Internazionale di Napoli (21-23 ottobre 2007) “Per un mondo senza violenza. Religioni e Culture in dialogo”:


Le religioni e la ragione

Presiede
   Massimo Franco
   Opinionista, Italia

Intervengono
   Enzo Bianchi
   Priore di Bose

   Hasan Hanafi
   Università del Cairo, Egitto

   Amos Luzzatto
   Presidente emerito dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane

   Aldo Masullo
   Filosofo, Italia

   Ignazio Sanna
   Arcivescovo cattolico, Italia

   Silvio Suppa
   Università di Bari, Italia

Si è poi continuato, in collaborazione con l’Università di Pisa, il progetto “Conflitti dimenticati” ed il progetto europeo di ricerca “Ripensare oggi la difesa popolare nonviolenta”.

B. Collaborazione interculturale per il dialogo e la storia. Considerando le attività fin qui intraprese e le linee di priorità indicate in passato dal Comitato scientifico per l’attuale triennio, la Fondazione si è impegnata per i seguenti progetti:

Elargizione di borse di Sudio per 4 medici mozambicani

Sostegno alla Scuola Massignon: privilegiando il tratto culturale, la Fondazione ha ritenuto di continuare l’impegno di finanziamento e collaborazione avviato alle attività dellaScuola “Louis Massignon” di Roma.

Si tratta di un istituto in cui si svolgono principalmente corsi di italiano per stranieri - soprattutto extracomunitari - collegati ad un centro culturale provvisto di biblioteca, emeroteca e videoteca. Sebbene gli insegnanti e gli operatori della Scuola siano tutti volontari, per garantire la completa gratuità di accesso ai corsi ed alle altre iniziative culturali, la Fondazione ha provveduto ad acquistare parte dell’arredo e degli ausili tecnologici, provvedendo inoltre regolarmente al pagamento delle spese vive ed alla fornitura del materiale didattico. A richiesta, la Fondazione fornisce inoltre una consulenza di carattere culturale. La Scuola “Massignon” è diventata con gli anni un centro di incontro culturale tra persone provenienti dalle più diverse parti del mondo: in questo modo si è ritagliata uno spazio significativo e forse unico nell’ambiente culturale cittadino, realizzando materiale didattico e culturale che, per il suo particolare pregio ed interesse, la Fondazione ha contribuito a pubblicare e diffondere. Di particolare interesse il volume L’italiano per amico, edito da La Scuola di Brescia, che nel 2002 ha visto la pubblicazione di un secondo livello - L'Italiano per Amico. Livello intermedio Corso di italiano per stranieri – e che ha avuto un grande successo.

Nello stesso spirito la Fondazione ha deciso di sostenere nel 2007 con un contributo economico la scuola di italiano per stranieri gestita dalla Caritas diocesana di Roma.

Infine, la Fondazione, intendo dare maggiore impulso alla propria attività editoriale, ha pubblicato il volume dal titolo Fede religiosa e fede laica in dialogo, edito da Guerini e Associati.

C) Collaborazione interculturale con il mondo islamico. Le iniziative culturali di questo settore mirano alla promozione del dialogo con la cultura islamica, non solo e non tanto sotto il profilo religioso, ma anche in relazione alle altre espressioni culturali islamiche, sia letterarie e artistiche in genere, sia collegate con le scienze sociali. Tale linea di intervento si colloca in un quadro di maggiore attenzione ai rapporti tra mondo islamico e mondo occidentale alla luce delle attuali prospettive sociali. Sotto il primo punto di vista, la Fondazione ha mantenuto nel 2007 il collegamento con il Monastero di Deir Mar Musa. Da diversi anni al Fondazione collabora col Monastero cristiano di Mar Musa, situato in Siria presso Damasco, dove vive un’originale comunità monastica votata, tra l’altro, all’incontro col mondo islamico ed alla reciproca collaborazione fra cristiani e musulmani. La comunità monastica è un segno concreto della possibile pacifica convivenza tra cristiani e musulmani in terra islamica. La rinascita del monastero è stata possibile grazie alla tenacia di p. Paolo Dall’Oglio, un gesuita italiano attorno al quale si è raccolta una piccola comunità di uomini e donne provenienti da varie parti del mondo. La ricostruzione materiale del monastero si deve anche al contributo economico del Ministero italiano degli affari esteri, che ha colto in questa iniziativa un possibile segnale di distensione e collaborazione con un Paese di fondamentale importanza per la politica mediorientale. Il monastero non è solo un luogo di preghiera. La sua rinascita ha prodotto un forte rinnovamento della vita sociale della zona, nella quale sono stati avviati alcuni programmi di sviluppo agrario, destinati a consentire la coltivazione e la pastorizia in luoghi desertici. Tale connessione di scopi ha favorito l’effettiva riconciliazione tra le comunità cristiane e musulmane, per le quali il monastero di Mar Musa è tornato ad essere un simbolo di condivisione e riconciliazione. Per questi motivi il monastero è diventato un luogo privilegiato del dibattito culturale, specie nel campo islamocristiano, ed è periodicamente sede di incontri di studio. I monaci, inoltre, curano un’importante biblioteca specializzata. I contributi economici della Fondazione, pertanto, sono stati prevalentemente indirizzati al sostegno di quest’ultima iniziativa. Si segnala anche che il monastero riceve il sostegno economico dell’Unione europea, nell’ambito del programma per la diffusione della democrazia nel Mediterraneo (denominato "Med democracy"). La Fondazione proseguendo il suo contributo ha avviato un progetto per la realizzazione del sito web del monastero. La costruzione di questo sito vorrebbe perseguire due obiettivi principali: favorire la creazione di una comunità virtuale che si affianchi a quella reale che già vive a Mar Musa; facilitare la vita di quest’ultima con la creazione di una rete di sensibilizzazione sui progetti in corso, sui campi di lavoro e gli stages formativi, sulle necessità pratiche della comunità. Inoltre, si sta realizzando il catalogo informatico della biblioteca, rendendolo disponibile in rete insieme a quello della Fondazione. In particolare nel 2007 il Segretario della Fondazione si è recato in Siria, presso il monastero di Mar Musa, dove grazie anche alla Fondazione è stata inaugurata una nuova sala di lettura della biblioteca, intitolata a Remo Orseri.

Inoltre nel 2007 la Fondazione ha collaborato all’organizzazione del Corso organizzato dalla Fondazione “La Gregoriana” e dall’Istituto Maritain per diplomatici dei paesi islamici, elargendo un contributo economico e partecipando con il suo segretario generale che ha tenuto una lezione a Torino sul dialogo interreligioso.

D. “Scuole della Pace nell’Africa Occidentale ”

Seguendo con attenzione la situazione internazionale e particolarmente l’evolversi della realtà del Terzo Mondo la Fondazione ha deciso di sostenere anche nel 2007 un interessante progetto volto alla prevenzione dell’esclusione sociale e all’integrazione delle diverse popolazioni presenti in alcuni Stati dell’Africa Occidentale

Descrizione del progetto:

SCUOLE della PACE: promozione del diritto alla scuola e alla formazione per la creazione di una cultura della coabitazione in Africa Occidentale

Temi prioritari affrontati:

  • Sostegno all’educazione dei minori più deprivati socialmente e culturalmente, con particolare riguardo all’integrazione ed al reinserimento nel contesto familiare dei bambini di strada


  • Formazione dei giovani perchè siano promotori di una società, civile democratica, pluralista e solidale con le fasce sociali più deboli


  • Promozione e protezione dei diritti del bambino all’infanzia ed all'educazione


  • Sostegno alle misure che mirano a lottare contro il razzismo e la xenofobia e a proteggere le minoranze e i popoli indigeni


1.2 Luogo

Costa d’Avorio: Abidjan, Grand Bassam, Tabou. Yamoussoukro
Burkina Faso: Ouagadougou, Bobo Dioulasso


1.3 Descrizione sintetica

Il progetto seguente, ha come obiettivo di promuovere una cultura della coabitazione e della pace in zone di attuale tensione etnico-sociale attraverso la formazione di giovani generazioni. La suddetta formazione riguarderà il diritto dei minori alla scolarizzazione, il reinserimento dei bambini di strada nel contesto sociale, la preparazione delle giovani generazioni per favorirne l'inserimento lavorativo. Tale formazione avrà luogo in collaborazione con le “Scuole della Pace” che si indirizzano ai bambini ivoriani e burkinabè di ambienti marginalizzati. I giovani ivoriani e burkinabè di ambienti urbani ad alta tensione sociale rappresentano il gruppo principale a cui è rivolto il progetto che indirettamente si rivolge ai bambini dei quartieri urbani disagiati. Attività previste: formazione ai diritti dell'infanzia, educazione alla pace e alla solidarietà, azioni di concreta solidarietà nelle Scuole della Pace, coinvolgimento nelle attività di bambini di strada, corsi di formazione per giovani, attività della Casa della Pace di Abidjan.

1.4 Obiettivi

Il progetto parte da una considerazione: i giovani sono diventati il principale "bersaglio" delle nuove tensioni sociali riguardanti i due paesi. Generalmente si tratta di generazioni nate in un contesto urbano dove i punti di riferimento sociali e culturali sono deboli o inesistenti. Il senso di sradicamento dal precedente contesto rurale è fortemente sentito dalle giovani generazioni e dagli adolescenti (anche se non coscientemente); le conseguenze sono un indebolimento del legame sociale (reso più grave dalla situazione economica che non consente di prevedere dei percorsi di integrazione) soprattutto nelle nuove generazioni, con la tendenza di molto minorenni ad abbandonare le loro famiglie e a vivere in strada. Purtroppo tutto ciò rappresenta una condizione ideale per l’emergere di tensioni e conflitti. Attraverso il presente progetto si mira all’obiettivo generale di sradicare questa deriva violenta con l’educazione delle giovani generazioni alla coabitazione pacifica tra le etnie e al rispetto dei diritti delle minoranze, condizioni essenziali per la pace e lo sviluppo nei paesi presi in considerazione.

Per ottenere questo risultato sono stati programmati degli obiettivi da raggiungere:

- Spiegazione al gruppo di giovani interessato dei punti chiave del progetto.
- Acquisizione delle nozioni di base dei diritti dell'infanzia.
- Sviluppo della solidarietà attraverso un interesse concreto per le situazioni marginalizzate e attività in loco negli ambienti più problematici delle città prese in considerazione.
- Integrazione dei bambini di strada nelle attività delle Scuole della Pace e sostegno al loro reinserimento nel contesto familiare.
- Formazione dei giovani alla coabitazione per renderli promulgatori del rispetto dei diritti dell'infanzia.
- Insegnare la coabitazione ai minori ai quali è rivolto il progetto.
- Promozione dell’uguaglianza delle possibilità con una attenzione particolare alla condizione di vita delle donne e degli stranieri.
- Comprensione della importanza fondamentale della conoscenza dell’altro, in particolare il rafforzamento delle relazioni tra i differenti gruppi etnici e nazionali all’interno delle società in questione, dove esiste oggi la tendenza a creare nuove barriere interne utilizzando spesso un insieme di fattori politici, religiosi e razziali.
- Ristabilire le ragioni della coabitazione tra ivoriani e burkinabè.
- Formazione dei giovani a propagandare le nozioni acquisite attraverso le azioni di sostegno dei bambini disagiati delle Scuole della Pace.
- Incontri periodici tra i differenti gruppi sociali e religiosi presenti sul territorio, particolarmente tra cristiani cattolici e protestanti e tra musulmani e harristi.
- Manifestazioni per la difesa dei diritti dell'infanzia nei diversi quartieri delle città dove si svolge il progetto.
- Acquisizione da parte del gruppo a cui è rivolto il progetto delle modalità concrete di trasmissione dei diritti della persona umana attraverso il rapporto diretto con i minori.
- Protezione delle lingue locali e, allo stesso tempo, scambi tra le differenti culture, per la costruzione di un quadro regionale integrato.
- Sensibilizzazione e partecipazione alla compagna per la moratoria della pena di morte.

1.5 Motivazioni

Il progetto stabilisce uno schema articolato, composto da corsi di formazione uniti ad azioni concrete che possano raccogliere un numero significativo di giovani ivoriani e burkinabè nelle città più sensibili a fenomeni di intolleranza. Il progetto include la partecipazione di giovani burkinabè viventi in Costa d’Avorio e di giovani burkinabè che vivono in Burkina Faso per iscriversi in un ampio quadro coabitativo, senza tuttavia disprezzare il senso di identità nazionale. Il progetto ha come finalità non solamente una attività di formazione e di sensibilizzazione teorica, ma anche una attività di azione concreta sul campo, che possa condurre i giovani a mettere in pratica ciò che apprendono, impegnandosi in un processo di coabitazione reale e non solamente astratta. Il modo migliore per insegnare il rispetto dei diritti dell’altro è aiutare a gioirne e ad impegnarsi per difenderli (connessione solidarietà/ coabitazione). L’idea è quella di indirizzarsi soprattutto ai giovani urbanizzati (adolescenti, studenti di scuole superiori; giovani lavoratori e giovani disoccupati), allo stesso tempo potenziali quadri e potenziali respinti delle società ivoriana e burkinabè. In questo modo l’impatto del progetto può essere reso più forte sull’ambiente. Lo scambio inter-etnico e tra i due gruppi nazionali è privilegiato da momenti comuni di formazione ordinaria e di sessioni plenarie. E’ per questo che oltre ai momenti di formazione-scambio- conoscenza reciproca, il progetto prevede una attività volontaria dei gruppi di giovani con i bambini poveri delle loro rispettive società, affinché tocchino concretamente le cause e le conseguenze (dunque le ragioni profonde) del malessere sociale e il legame sociale possa essere ricostruito. Per questo le sessioni di formazione e le attività sono sempre multietniche con dei momenti di confronto tra tutti i partecipanti al progetto.

a) Identificazione dei bisogni e delle tensioni nei paesi destinatari del progetto. A causa di ragioni politiche, da qualche anno (ma soprattutto a partire dal 1999), nella società ivoriana è cresciuta l’intolleranza nei confronti degli stranieri (o supposti tali) presenti sul territorio. Si tratta del Paese dell’Africa occidentale con il più alto tasso di presenza straniera (un terzo della popolazione totale). Il gruppo maggiormente preso di mira è quello Burkinabè, con più di un milione di persone, spesso presenti già da molto tempo in Costa d’Avorio. Alla fine del 1999 la tensione ha causato l’esodo di massa di più di 20.000 burkinabè della regione di Tabou (ad Ovest della Costa d’Avorio). Ci sono state anche delle vittime. Ma il conflitto sociale più grave è avvenuto nell’Ottobre 2000 con degli scontri soprattutto ad Abidjan che hanno provocato centinaia di vittime (feriti o morti) e l’insorgere di una crescente ostilità tra ivoriani e burkinabè, che persiste tutt’oggi. Gli attori di questi avvenimenti sono sempre dei giovani. Le vittime di questi scontri sono sempre anch’essi giovani o bambini, in particolare i più poveri, cioè coloro che non hanno i mezzi per fuggire o rimpatriare. È importante sottolineare la notevole ricaduta del progetto nell’educazione all’autonomia della società civile che darà luogo al sorgere di iniziative associative.

F. La Biblioteca Remo Orseri L’attuale biblioteca Remo Orseri nasce nel 1998 dalla Fondazione Remo Orseri, allo scopo di promuovere in particolare la produzione sui temi della pace e della collaborazione culturale tra i popoli. In precedenza, la Fondazione disponeva di un patrimonio librario proveniente dal fondo personale di Remo Orseri. Si trattava di alcune centinaia di volumi riconducibili a vari soggetti, tra cui emergeva un discreto numero di testi relativi alla conoscenza dell’arte e della cultura dei popoli e delle religioni mondiali. Tuttavia, non si ritenne opportuno mettere a disposizione del pubblico un patrimonio così eterogeneo e proprio per questo poco fruibile. Nel 1998, a seguito di un accordo intercorso con la Comunità di Sant’Egidio, la Fondazione ha acquisito in comodato gratuito una parte del patrimonio librario conservato presso la biblioteca della Comunità, che è così diventata parte integrante dei fondi della biblioteca Remo Orseri. Alla sua direzione è stato preposto il Segretario Generale della Fondazione, coadiuvato da personale esperto. Contestualmente, la Biblioteca è stata aperta al pubblico. Da questo momento la Biblioteca ha intrapreso una politica di acquisizione, accrescendo in numero e in prestigio il proprio patrimonio che comprende, tra l’altro, alcune collezioni complete di riviste sia in corso, sia esaurite e quindi di difficile reperimento. Nel 2005 la Biblioteca si è trasferita nei prestigiosi locali del Palazzo Leopardi, sito in Piazza Santa Maria in Trastevere. Nel 2006 si 6egrave; realizzato il collegamento in SBN nel polo che fa riferimento alla Biblioteca Nazionale Centrale di Roma.

Nel 2007 la biblioteca ha continuato un progetto di educazione alla pace in collaborazione con alcune scuole romane: gli studenti si sono recati in visita alla biblioteca e hanno utilizzato i materiali a disposizione per avviare una riflessione sugli argomenti dell’educazione alla pace e alla non violenza.